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  • Cristina Del Tutto

NEVE ROSSO SANGUE IN ANTARTIDE

UN PRESAGIO SU CUI RIFLETTERE


29 FEBBRAIO - Il 9 febbraio 2020 sull’Isola di Seymour, nella parte più settentrionale dell’Antartide occidentale, il termometro ha raggiunto i 20,75 gradi. Una temperatura impensata per un territorio che, anche nell’immaginario collettivo, è considerato uno dei luoghi più freddi del Pianeta. A distanza di quindici giorni i ricercatori della Stazione ucraina in Antartide scoprono attorno a loro un paesaggio rosso sangue, e le foto fanno il giro del mondo sui social. La causa della “neve rossa” è un’alga unicellulare conosciuta come ““chlamydomonas nivalis”, tipica delle regioni polari ed alpine che, tuttavia, in questo periodo dell’anno dovrebbe essere “dormiente”, in attesa di risvegliarsi in primavera allo sciogliersi dei ghiacci. Senonché, dal momento che quest’anno la primavera in Antartide è arrivata a febbraio, l’alga ha cominciato a fiorire rilasciando dei pigmenti rossi che in condizioni normali hanno lo scopo di proteggerla dai raggi solari. Quando l’homo sapiens sapiens si sarà lasciato alle spalle la “sindrome da corona virus” , mi auguro possa contemplare questa fotografia, riflettendo sul futuro che ci attende di vivere giacché, quando in ragione della riduzione delle calotte polari il livello del mare si innalzerà addirittura di decine di metri (si stima che già alla fine di questo secolo dovrebbe aumentare dai 19 ai 58 cm), la mappa delle terre emerse sarà completamente ridisegnata, con tutte le conseguenze che ne deriveranno per le specie viventi che fino ad oggi vi hanno trovato “ospitalità”. E’ probabile che nel momento in cui i cambiamenti climatici cominceranno a manifestare tutta la loro forza distruttrice, molti esseri umani rimpiangeranno di aver sprecato tempo ed energie per procurarsi una mascherina e fare la scorta di amuchina per evitare contrarre il corona virus. Da questa prospettiva, quella neve rosso sangue, appare quasi come un presagio.


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